Castello Castropignano - Storia

Castello d'Evoli - Castropignano (CB)

Scritto da Redazione.

Storia

Il castello d’Evoli di Castropignano è monumento simbolo della cultura e della civiltà della transumanza. Giovanni d’Evoli, già barone di Frosolone (IS), nobile di ascendenza normanna, lo costruì nel 1362 sui ruderi di antichi insediamenti che indagini archeologiche fanno risalire all’età del bronzo(1200 a.C. circa) datazione riferita da frammenti di ceramica rinvenuti nell’area del Castello. Giovanni d’Evoli è iniziatore di una vasta e fiorente industria armentizia che pratica la transumanza, attività alla quale la famiglia d’Evoli resta legata per secoli. Andrea d’Evoli, fidato consigliere di Alfonso d’Aragona, tra l’altro, da alle stampe la Prammatica “De mena pecundum” nel 1447, raccolta di leggi e regolamenti che governano la transumanza. Il Castello nel corso dei secoli subì una serie di interventi ed ampliamenti, il più importante del 1636, portato a termine da Giambattista d’Evoli che lo trasforma in un palazzo residenziale. La mole imponente e la ricchezza degli arredi e delle opere d’arte che conteneva era legata al vasto dominio della famigli d’Evoli che si estendeva fino a Capracotta, in Alto Molise, che fino alla prima metà dell’ottocento è stato uno dei mercati più importanti d’Italia per il commercio della lana. L’ultimo intervento risale al 1683 ad opera del duca Domenico d'Evoli, ultimo erede della famiglia, infatti all'ingresso del castello, si può osservare un'antica iscrizione riportante la data 1683 con lo stemma della famiglia d'Evoli. Il Castello venne venduto nella prima metà dell’ottocento, mafu abitato stabilmente fino ai primi anni del Novecento. Successivamente spogliato di tutto ed abbandonato, dalla prima metà del XX secolo, a causa di un prolungato stato di abbandono e una non adeguata opera di manutenzione, subì un rapido degrado. Recentemente restaurato, domina dalla sommità del colle sul quale si trova la Valle del Biferno, conservando la capacità di testimoniare una storia plurisecolare, ricca di interesse e fascino. Al Castello è legata anche una leggenda, quella di una giovane, Fata, la quale preferì fuggire e trovare la morte anziché concedersi alla legge dello "iusprimaenoctis". Di tale racconto popolare si ritrova il nome "Cantone della Fata", una grossa roccia sul lato nord del Castello dalla quale si sarebbe gettata la giovane inseguita dalle guardie.